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Se
vi capita di entrare nel Municipio del Comune di Roccella Jonica per
qualche commissione, non andate di fretta, entrate nella Sala del
Consiglio comunale. È interessante osservare dei quadri sistemati
alle sue pareti accanto al quadro con la storica immagine del
Patriota e Martire roccellese Pietro Mazzone (1819-1847).
I quadri in questione riproducono antiche carte topografiche di vari
comuni del nostro comprensorio: Roccella, Castelvetere (odierna
Caulonia), Grotteria, Bruzzano, ecc.
Queste carte sono state commissionate al Regio ingegnere Tommaso
Rajola nel 1773 dall'ultimo principe dello Stato della Roccella
Vincenzo Maria Carafa.
Certamente se osserviamo con attenzione quella di Roccella, che ci è
più familiare, riscontriamo delle denominazioni di contrade e zone
del nostro paese che venivano chiamate con termini che oggi sono
completamente scomparsi. Vediamo qualcuno:
Mastrangelo, San Nicola, Misostrico, Fijusa, Zirgone o Donnella,
ecc.
Non par vero che nello spazio di tre - quattro generazioni anche una
denominazione sia cancellata dal linguaggio comune.
Si può notare, anche, che osservando le carte topografiche degli
altri comuni, tutti presentano, a mo' di marchio, lo stemma
gentilizio del nostro Principe che araldicamente partendo è un: "Semitroncato
partito: nel primo di rosso, a tre fasce d'argento, con una spina di
verde, attraversante in banda (stemma dei Carafa della Spina), nel
secondo d'oro al leone di rosso, attraversato sul collo da un
lambello di tre pendenti d'azzurro; nel terzo troncato d'oro e
d'argento, all’aquila spiegata di nero, membrata, imbeccata,
linguata e coronata di rosso, attraversante su tutto lo scudo
(stemma di Donna Livia Doria del Carretto, moglie del Principe) e
sostenuto da due levrieri ramparti e d'oro, la testa rivoltata. Esso
è accollato dalla Croce dell’Ordine di Malta. Dallo scudo pende la
collana dell’Ordine di San Gennaro. Lo scudo è timbrato dalla corona
principesca. Mantello di rosso, bordato d'oro, foderato d'ermellino
movente del Sacro Romano Impero".
Ai lettori mi permetto di fare da guida all'osservazione.
Sul lato destro in alto della mappa, sopra la scritta “Pianta
topografica del Feudo e Città di Roccella in Calabria Ultra - 3
Luglio 1774”, è riprodotto uno dei primi, se non addirittura il
primo, stemma di Roccella. Dentro uno scudo ovale e raffigurato San
Vittorio a cavallo nell'atto di trafiggere con una lancia o spada
una figura (non è sufficientemente chiara) posta ai suoi piedi. Lo
scudo è sormontato dalla corona di Principe; puntualizziamo meglio
secondo l'araldica ufficiale, le parti che costituiscono una corona
di questo titolo nobiliare. “La corona è costituita da un cerchio
d'oro, brunito o rabescato, gemmato e cordonato ai margini,
sormontata da otto fiori di acanto o fioroni d'oro (cinque visibili)
bottonate da perle e sostenute da punte ed alternate da otto perle
(quattro visibili) sostenute pure da punte”.
È opportuno precisare che lo stemma di cui sopra è riferito ad un
ente territoriale sormontato dalla corona corrispondente al titolo
nobiliare del feudatario posto a capo di quel territorio. Cosa ben
diversa è lo stemma dei Carafa della Spina, come abbiamo visto.
Lasciamo il periodo storico di cui sopra e arriviamo ai nostri
giorni. Osserviamo l'attuale stemma stampato sul gonfalone del
nostro comune.
Dentro uno scudo sagomato è ritratto San Vittorio a cavallo con,
sotto i piedi, un turco così come è conosciuto da tutti i roccellesi.
Data la complessità della figura composta (S. Vittorio, cavallo,
turco) non si presenta facile la blasonatura dello stemma. Noi ci
proviamo: Scudo sagomato intero d’argento, al soldato romano San
Vittorio a cavallo, rivoltato, capelli d’oro, viso, avambracci, mani
di carnagione, tunica di verde, elmato d’ argento, corazza di cuoio
al naturale ricamata d’oro, calighe dello stesso, spallinato d’oro,
clamide d’azzurro abbottonato sul petto e ricadente sulla spalla
sinistra; il Santo tiene con la mano destra il gladio posto in banda
abbassata, con la mano sinistra le briglie; cavalcante il cavallo
sauro al naturale, bardato di cuoio dello stesso, gualdrappato
d’argento, inalberato, in atto di sottomettere un pirata barbuto al
naturale, in difesa, vestito di tunica verde, con la mano sinistra
aperta e con la mano destra tenente la lancia di nero posta in
sbarra abbassata sotto il ventre del cavallo, attraversante le zampe
posteriori dell’animale e attraversata dalle zampe anteriori, lo
zoccolo del piede destro è vicino la gola del barbaro, il pugnale
con manico d’oro seminascosto nella fusciacca d’argento, berrettato
e giubbato di rosso, calzettonato d’argento, calzaturato d’azzurro.
Blasonatura del gonfalone del Comune di Roccella Jonica
Drappo d’azzurro riccamente ornato di ricami d’oro e caricato dello
stemma comunale, con la iscrizione in oro, semicircolare e centrata
COMUNE DI ROCCELLA JONICA. Lo scudo è decorato da due rami: uno di
quercia con ghiande al naturale e uno di alloro con bacche rosse,
decussati sotto la punta dello scudo e annodati da un nastro di
colore oro. Lo scudo è timbrato da una corona ducale. Le parti in
metallo ed i cordoni sono dorati. L’asta è ricoperta di velluto con
i colori del drappo, alternate con bullette argentate poste a
spirale. Nella freccia è rappresentato lo stemma del comune e sul
gambo è inciso il nome. Cravatta tricolorata dai colori nazionali.
Particolare diverso dall'immagine settecentesca è la corona posta
sopra lo scudo; è corrispondente al titolo nobiliare di Duca, come
detto. Infatti tale titolo non prevede le perle sostenute da punte
tra un fiorone e l'altro. La corona di cui sopra viene tuttora
utilizzata come ornamento di uno stemma senza tener conto di alcuna
regola araldica.
Già che ci siamo diamo qui di seguito, cominciando dal più alto, i
titoli nobiliari previsti dall'Araldica e dal Diritto Nobiliare: Re,
Principe, Duca, Marchese, Conte, Barone, Nobile, Visconte, Cavaliere
Ereditario, Patrizio. I Comuni, che non possono fregiare il loro
gonfalone con una corona gentilizia, devono usare una figura simile
ad una torre, formata da “un cerchio aperto da quattro pusterle (tre
visibili) con due cordonature a muro sui margini, sostenente una
cinta aperta da sedici porte (nove visibili) ciascuna sormontata da
una merlatura a coda di rondine, ed il tutto d’argento e murato di
nero”.
La prima volta che compare il termine “gonfalone” nella legislazione
italiana e nell'art. 39 dell'Ordinamento dello Stato Nobiliare
Italiano del 21 Gennaio 1929, le disposizioni successive relative a
questo emblema araldico comunale sono descritte nell'art. 5° del
Regolamento per la Consulta Araldica del Regno, del 7 Giugno 1943 -
R.D. n° 652.
L'art. 97 della citata legge, in particolare, prevede che comuni
possono fregiarsi di corone gentilizie... a meno di particolari
concessioni...
Certamente per una tale concessione è necessaria una ricca ed
appropriata documentazione storica.
Per fare un esempio, il gonfalone del Comune Siderno, porta sopra lo
scudo sannitico la corona di Conte (sedici perle sostenute da punte,
nove visibili) infatti, in un documento imperiale del 1221 si parla
di "Contea di Sideronis".
Non tutti sanno che l'attuale gonfalone municipale roccellese e una
produzione di un altro, più antico, originario andato distrutto.
Raccontiamo la storia. Nel 1970 era Presidente della Regione
Calabria l’On. Guarasci che ha organizzato un'imponente
manifestazione al teatro Cilea di Reggio Calabria per commemorare
l'approvazione dello statuto dell'Ente Regione Calabria, ove erano
invitati tutti i Sindaci ed Amministratori dei vari Comuni
calabresi. La delegazione municipale roccellese era guidata
dall'allora sindaco avv. Giuseppe Tassone insieme con altri
consiglieri e ai Vigili Urbani Armando Croce, Carmelo Scrimali, e
Giuseppe Minici.
Siamo nel periodo della contestazione reggina per il trasferimento a
Catanzaro del capoluogo di Regione. Nonostante le precauzioni
predisposte dall'allora Questore Santillo e la massiccia presenza di
militari intorno al teatro Cilea, i contestatori ruppero il cordone
di protezione caricando i vari invitati; nel parapiglia il gonfalone
fu letteralmente strappato dalle mani della guardia Minici ed
insieme ad altri stendardi altri Comuni pubblicamente bruciati.
Ho avuto sempre il dubbio se il vecchio stendardo fosse 'in regola'
con la corona.
Dalla successiva ricerca per avere notizie dettagliate sulla
conformazione del vecchio gonfalone sono riuscito a recuperare una
sua fotografia degli anni '60.
Stemma e corona erano perfettamente identici a quelli dell’attuale
stendardo; variava solo la dicitura 'Municipio' al posto
dell'attuale 'Comune'. Di certo lo stendardo distrutto era
antecedente al 1943 in quanto la legge di quell’anno disponeva che
il centro dello stemma comunale "doveva essere sormontato
dall’iscrizione centrata: Comune di...".
Quest’articolo ha solo scopi storico-culturali e didattici.
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