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Non
c’è dubbio che TELEMIA è diventata, a livello regionale, una
delle emittenti più prestigiose per ricchezza di programmi e per
l’originalità con cui di volta in volta i vari conduttori si
susseguono sulle sue frequenze, a partire dall’illuminato direttore
editoriale Giuseppe Mazzaferro al multiforme redattore capo Pino
Gagliano, dall’inossidabile Saro Bella al blando Nicodemo Barillaro,
dall’ineguagliabile Giovanni Pittari al bravo Giuseppe Cavallo, alla
grintosa Maria Teresa Criniti. E di questa ben nutrita squadra
televisiva fa parte anche Pino Carella, il quale, da ‘banditore’ di
cultura attraverso la presentazione e la vendita di libri di una ben
nota casa editrice, si sta rivelando un vero ‘apostolo’ di cultura
popolare attraverso gli schermi di Telemia.
Carella, infatti, è l’ideatore e conduttore di RADICI, che, puntata dopo
puntata, sta riscuotendo un crescente successo. Il segreto di questo
risultato lusinghiero è dovuto senza dubbio, oltre che alla
dinamicità dell’impostazione del programma, al fatto che il tutto è
ambientato in un antico e autentico frantoio, ormai in disuso, di
proprietà della famiglia Guarneri, concesso in comodato gratuito
all’Associazione Culturale “Roccella com’era”, un posto
originale ricco di mille suggestioni, che ha il potere di riportarci
indietro nel tempo.
Guidati dalla vecchia lanterna di Pino Carella, ci si dimentica di colpo
dell’attuale società industriale e tecnologica e la memoria del
passato prende corpo come per incanto, facendoci tornare a chiji
tempi ‘i ‘na vota.
In un angolo ritroviamo l’ambiente d’ ‘a putiha d’ ‘u vinu dove,
accompagnate da un buon bicchiere, alcune persone assaggiano, in
ogni puntata del programma, uno di quei piatti tipici della cucina
povera calabrese cotti ô focularu: ‘u baccalà frittu; ‘a
posa (‘i fagioli’) cucinata ‘nto pignatu; i sardi fritti câ
‘llivi, ‘a cipujata….
L’ambiente è riscaldato dal braciere, misu ‘nta rota come usava
allora, con la buccia d’arancia sopra per profumare l’ambiente.
Accanto ci sono le donne intente ai lavori casalinghi o a stirare
col ferro a carbone o a rammendare o a lavorare ai ferri o a
preparare ‘a pasta ‘i casa.
Il filo conduttore di ogni trasmissione è un mestiere, illustrato volta
per volta da un esperto, il quale visualizza le sue sapienti
spiegazioni con reperti autentici e rari. Nelle prime puntate si è
parlato naturalmente d’ ‘u troppitu ‘il frantoio, poi dei
lavori fatti nella carcara e in quelle successive dî l’argagnaru
e d’ ‘u forgiaru. Gli appuntamenti a seguire riguarderanno
altre attività scomparse.
In ogni puntata c’è anche lo spazio riservato ai poeti dialettali
calabresi con l’illustrazione della vita, l’opera e la recita di
alcune loro significative poesie eseguite di volta in volta dalla
brava Elisa Carella.
Vengono inoltre presentati i classici jochi ‘i ‘na vota, tipo
‘a turri ‘i milli gatti, in altri posti detto ‘u cucuzzaru;
‘u spazzíngulu ‘la lippa’; arangutangu; ‘u gnígniru
‘l’astragalo’;…
Non mancano le filastrocche, i proverbi e gli indovinelli in sintonia con
il filo conduttore della puntata.
Il tutto è ‘condito’ dalla musica folk ed etnica eseguita volta per volta
da un diverso gruppo di giovani e non, che si dedicano con impegno a
questo genere popolare.
Il vero segreto della trasmissione,di cui tutti riconoscono la sua
autentica valenza culturale è il FORMAT innovativo, assomiglia ad un
autentico antico quadro che parla, suona, racconta, canta.
Va in onda ogni venerdì alle ore 21.15; in replica, il sabato intorno
alle ore 14.00 e la domenica in mattinata. |